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Never give up

2021-07-05 11:19

Samantha Di Laura

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Never give up

Avevo 35 anni e si era appena realizzato il mio sogno più grande: vivere e lavorare in Sicilia, qualcosa che mi era sempre stato presentato come impossibile.

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Il 3 luglio 2007 intorno alle 6 del mattino, i miei occhi si sono posati sullo skyline di Palermo che si stagliava all’orizzonte. Il lungo viaggio iniziato da Siviglia il 29 giugno di quello stesso anno era terminato.

Quello, ancora più lungo, iniziato il 23 agosto 1972, quando sono nata, era ancora appena all’inizio.

 

Quest’anno, per la prima volta, ho deciso di celebrare questa ricorrenza. Sono trascorsi 14 anni da allora e, con stupore, mi sono resa conto di non ricordare esattamente in che data sono arrivata in Sicilia. Subito dopo l’approdo sono stata travolta dagli eventi, un progetto fine MBA da presentare entro il 7 luglio, il trasloco, il nuovo lavoro, nuove persone, nuovi ritmi, nuove dinamiche, nuovi mercati. Travolta dal tourbillon degli eventi, la data del mio arrivo in Sicilia si è persa nella memoria. Ai primi di luglio, ogni tanto, facevo il conto degli anni, lo comunicavo a chi mi stava accanto, raccoglievo il loro stupore e andavo avanti.

 

Quest’anno, invece, mi sono impuntata. E, magia della tecnologia, gmail mi ha restituito il pdf dei biglietti dei traghetti. Siviglia Barcellona in auto, poi Barcellona-Civitavecchia e Civitavecchia-Palermo in nave. Avevo 35 anni e si era appena realizzato il mio sogno più grande: vivere e lavorare in Sicilia, qualcosa che mi era sempre stato presentato come impossibile.

 

“See, vabbè, cosa c’è di così difficile nel venire a vivere e lavorare in Sicilia?”, mi ha chiesto qualche tempo addietro Francesca, la giovane esploratrice di Scirocco, con l’entusiasmo e la freschezza dei suoi 26 anni. Così mi sono resa conto della differenza della nostra rappresentazione della Sicilia, dovuta, semplicemente ad un fatto: lei è siciliana e conosce l’isola dall’interno. Io no, io sono piemontese (di origini siciliane) e ho sempre conosciuto la Sicilia attraverso i racconti: quelli d’infanzia dei miei genitori e ciò che della Sicilia veniva rappresentato attorno a me.

 

Fin da bambina mi dicevano che non era possibile. Cosa vuoi andare a fare in Sicilia, qui si sta bene, c’è lavoro, ci sono i servizi, vai alle scuole private, è tutto pulito, bello e ordinato, gli agricoltori sono ricchi, siamo tutti ricchi, cosa devi andare a fare in Sicilia? In Sicilia non c’è lavoro, se c’è è malpagato, la gente è povera, le città sono sporche, non hanno senso civico, le persone in gamba dalla Sicilia emigrano, tu sei matta, cosa vuoi andare a farci? Tutti: amici, fidanzati, colleghi di lavoro e imprenditori. Tutti. No, in Sicilia non avrei mai fatto l’investimento che ho fatto qui in Piemonte, non mi fido, perché vuoi andarci? No, ora sei una dirigente di una multinazionale, hai l’appartamento con piscina e custode nel centro di Siviglia, sei impazzita, vuoi lasciare questo lavoro per andare al lavorare dove? In una cooperativa di agricoltori? Pensaci bene, è una follia. Persino mia madre e mio padre hanno provato a farmi desistere: tu non sei come loro, sei cresciuta fuori, ti sei formata fuori, sei sicura di ciò che stai facendo? La Sicilia non è come la immagini, la conosciamo bene. Grazie mamma, grazie papà, grazie amici, grazie tutti, ne terrò conto: io vado.

 

Ora, che sono trascorsi 14 anni, chi aveva ragione, chi ha ragione? Tutti. Hanno ragione loro e ho ragione io. Hanno ragione loro, perché quando riprendo un automobilista che non parcheggia bene mi sento dire da chi mi sta accanto “Samantha, ricorda che la straniera sei tu” e questo concetto si può applicare a tanti altri aspetti della vita e del business nell’isola. Loro, quando mi sento dire dai migliori imprenditori dell’isola che non possono presentarmi più di tre o quattro persone in tutta la Sicilia, senza fare mala figura. Loro, quando il valore della competenza non viene riconosciuto e, gioco forza, i migliori talenti vanno via. Loro, quando costringono una direttrice di teatro a dare le dimissioni perché non vuole interferenze della politica nel suo cartellone.

 

E ho ragione io. Ho ragione io perché, per quanto poche, in Sicilia esistono aziende che sanno dare il giusto valore alle competenze. Ho ragione io quando vedo agricoltori e imprenditori lottare giornalmente contro tutto quanto appena elencato, per costruire un business e una Sicilia migliore. Io, quando incontro persone che dedicano gran parte del proprio tempo libero a ripulire le strade dalla spazzatura. Io, quando sono in compagnia di donne imprenditrici che non permettono ad anni e anni di pregiudizi e patriarcato di tarpare loro le ali. Io, che so di aver contribuito a rendere questa terra un pochino più ricca e che ho tutte le intenzioni di continuare a farlo.

 

Il 3 luglio è il giorno dei sogni che si realizzano.

 

Perché il bello dei sogni è che, prima o poi, si realizzano sempre.

 

 

Photo by Samantha Hurley from Burst

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